Io non avevo avuto ancora modo di ammirare il suo fisico snello e longilineo
e soprattutto non avevo visto, nemmeno da lontano, quel bastone che a detta
della sua fidanzata pareva essere enorme. Ma l'effetto delle sue parole mi fece
venire voglia di mangiarlo vivo, e iniziai a capire che lo scopo di quel
racconto provocato da mio marito era anche questo. Lui dal canto suo lo aveva
già durissimo, notavamo tutti che si alzava sotto la tuta.
Prima di far andare avanti Marzia nel racconto, Paolo mi ha ordinata all’orecchio
di rimanere in reggiseno e mutandine, ero terrorizzata che qualcuno si potesse
accorgere di cosa nascondevo nell’ano ma obbedii. Indossavo uno dei completi
neri di pizzo che mi aveva regalato lui.
“Mi sono avvicinata al letto e mi sono stesa sopra di lui per ricominciare a
pomiciare. Sentivo il cazzo che mi premeva sulla pancia. Non volevo affrettare
i tempi. Gli ho leccato il collo e i capezzoli, sono scesa a leccarlo intorno
all'ombelico, mentre il cazzo mi si strofinava sul collo e intorno al mento. Nel
giro di venti secondi ero già in ginocchio tra le sue gambe, con la mano
intorno alla base del cazzo, non riuscivo a circondarlo tutto con le dita, e
con l’altra gli tenevo le palle. Ero pronta ad incominciare. Ho esitato un
attimo e l'ho guardato negli occhi”.
Paolo le ha sorriso e ha sospirato: “Era
ora!”
“Mi sono messa al lavoro sul suo cazzo! Per prima cosa ho pensato di
leccarglielo tutto. Volevo ricoprirlo completamente con la mia saliva. Ho
cominciato a passarci sopra la lingua inumididita. Lunghe leccate dal basso
verso l'alto, dall'attaccatura delle palle, fino alla punta. Con ogni
slinguata, mi ritrovavo con la lingua completamente secca. Allora decisi di
dedicarmi prima alla metà inferiore del cazzo. Mentre lo leccavo gli stringevo
la cappella con una mano e lo spostavo leggermente a destra e a sinistra per
poter arrivare con la lingua in tutti i punti. Sembrava gradire il trattamento.
Aveva gli occhi socchiusi e sospirava di piacere.
Ormai tutta la metà inferiore del cazzo era lucida della mia saliva. Ma
prima di occuparmi dell'altra metà mi ha preso la voglia di sentirmelo per un
attimo in bocca. Così ho spalancato le labbra per accogliere quella cappella
enorme. Ho fatto andare la lingua nella bocca per gustarne la consistenza e il
sapore, e ho dato una breve succhiata, accompagnata da un mugolio di piacere.
Poi mi sono staccata per continuare il mio lavoro di lingua. Ma proprio in quel
momento lui ha gridato ed è venuto. Il primo schizzo mi ha colpita sulla guancia,
all'angolo della bocca, e fino al collo, sotto l'orecchio, e nei capelli. Colta
di sorpresa, ho cercato di riprenderlo in bocca ma non ho fatto in tempo, il
secondo schizzo mi sfiorava il naso”.
Non so esattamente cosa ho pensato in quel momento. Avevo una gran voglia
anche io di ricevere schizzi di sperma in faccia. Desideravo sulla pelle quel
liquido caldo. Ma soprattutto sentivo che era una cosa molto porca, molto da
troia essere là ad ascoltare i racconti di una ragazzina davanti a mio marito e
desiderare la sborra di un altro uomo.
“Ho deciso di continuare. Ho afferrato il cazzo con la mano e ho preso a
masturbarlo con forza, tenendo il viso a pochi centimetri dalla punta del cazzo
e muovendo la testa in modo da ricevere gli schizzi su tutta la faccia. Lui
continuava a eiaculare ansimando. Sembrava non finisse mai. Doveva essere molto
carico, anche per effetto delle mie provocazioni del pomeriggio”.
Questo spiegava anche, perché era venuto così presto, pensavo e speravo.
“Ho rimesso la bocca intorno alla cappella per succhiare le ultime gocce del
suo orgasmo. La faccia era completamente imbrattata e il liquido stava
cominciando a colarmi sul collo e sulle spalle. Allora ho cominciato ad
utilizzare il cazzo come aiuto per pulirmi. Me lo strofinavo sulle guance e sul
collo, dove sentivo accumularsi lo sperma, e poi me lo portavo alla bocca dove
lo succhiavo e lo ripulivo con la lingua, mandando giù tutto quello che avevo
raccolto”.
E anche quello mi sembrava un gesto da gran troia, provai affetto per quella
ragazzina.
“Sono andata avanti in questo modo per un po' mentre il cazzo di Frà pian
piano si afflosciava”.
Paolo a quel punto ha interrotto il racconto: “Basta, grazie” e rivolto a
me: “puoi andarti a sciacquare”.
Appena arrivata in bagno mi sono guardata allo
specchio. Ero uno spettacolo indescrivibile. Nulla sul mio viso poteva
nascondere la tremenda eccitazione. Mi facevo un po' senso, ma in un certo modo
mi sentivo perversamente orgogliosa di me. Allora ho pensato eccitandomi, oh,
se Francesco..
Giulia

Nessun commento:
Posta un commento