"Sentilo, il fidanzatino! Io un’idea ce l'avrei..." lo provocò
Paolo per non lasciar cadere la questione.
"Dai! Sentiamo!" stette al gioco l’altro altrettanto interessato
alla medesima questione.
"E' chiaro che quando è con me sono io che conduco il gioco e domino la
situazione, no? Be', può darsi che di tanto in tanto una come mia moglie abbia
la fantasia di trovarsi nella situazione opposta, con un uomo, o proprio con
te, che ne sai? Da dominare e sottomettere."
"Sì... il ragionamento regge. Sembri quasi un psicologo Paolo! E'
proprio vero noi uomini quando si tratta di passera le pensiamo tutte!"
"A proposito di passera... tocca ancora a Marzia, avete finito o no di
fare le porcate dentro quella stanza oggi pomeriggio?"
"Per niente. Quando Caterina ci ha lasciate sole abbiamo ripreso a
pomiciare, sdraiate una a fianco all'altra. Potevo sentire ancora i miei sapori
nella sua bocca e sicuramente lei poteva sentire i suoi nella mia, quelli che
avevo raccolto poco prima con la lingua, tra le sue gambe e le sue natiche. Lei
mi abbracciava, carezzandomi la schiena e il culo, io invece avevo portato
entrambe le mani sulla sua figa e la stavo lentamente masturbando”.
"Niente male. Veramente niente male. Poi?"
"Niente di speciale. Poi ci siamo fermate e abbiamo parlato..."
"Di cosa?"
"Mah, di Francesco, di me... di te. Abbiamo parlato molto di
te..."
"Non voglio immaginare..." si schernì Paolo per non diventare lui
il centro dell’attenzione.
"No, anzi. Paolo io ti stimo moltissimo. Sei fortunato ad avere una
moglie come Giulia. Si vede che hai le palle."
"Sarà... ma intanto non ti sei ancora inginocchiata e leccarmele!"
"Dai, tesoro. Non fare lo sciocco. Ora perchè devi esagerare?"
cercai di contenerlo.
"Ma si era per ridere! Solo che quando c'è di mezzo il sesso, il
piacere perverso che provo è molto più forte. Finché mi raccontavate delle
maialate che avete combinato dentro quella stanza ero felice ed estasiato. Ora
che sento che avete parlato di me, ho l'istinto di venire lì e venirvi in
faccia ad entrambe...". Scherzava, ma in fondo neanche tanto.
"Certo che sei strano..." Marzia rideva.
"A quello c'eravamo arrivati, no?"
"Allora facciamo così. Tocca ancora a me raccontare, così ti plachi, va
bene?" Cercai di salvare le ragazze e Francesco da quelle avances un pò
troppo esplicite.
"Ah già! Non è ancora finita... tocca a Giulia..."
"Proprio così!"
"Racconta, allora..."
“Immagino che a questo punto vi aspettate da me qualche spiegazione. Farò
del mio meglio. Innanzitutto confermo tutto quello che ha detto Paolo. Ma
dovete sapere che prima di conoscerlo, dieci anni fa, credevo di essere
lesbica, al 100%. Andavo a letto
esclusivamente con donne, salvo rarissime eccezioni. All’inizio Paolo è stato
appunto una di queste rarissime eccezioni. La prima volta fu proprio
nell'occasione in cui Paolo ed io ci eravamo conosciuti, un veglione di
capodanno a cui avevamo partecipato
tutti e due da single. Eravamo entrambi reduci da una fresca delusione sentimentale.
Fu molto spontaneo fare la conoscenza, simpatizzare, prendere confidenza. Io
poi non ci avevo messo molto a perdere la testa per lui, e mi sembrava un dono
del cielo averla incontrata, anche perché a prima vista sembrava ricambiare la
mia attrazione. A mezzanotte brindammo insieme ad un bellissimo anno nuovo e ci
abbracciammo con affetto. Poi bevemmo ancora e ci ritrovammo presto a pomiciare
in un angolo della sala, entrambi un po' brilli. Terminammo la festa a casa
mia, nel mio letto, e mi sembrò la cosa più naturale del mondo. Poi, dopo il
sesso, recuperata entrambi un po' di lucidità, dovetti raccontargli di me. Mi
ero lasciata andare. Complice l'occasione, la festa, lo spumante, la voglia di
dimenticare. Complice il fatto che come uomo Paolo era particolarmente sicuro
di sè. Ma a me gli uomini non piacevano. Perlomeno, in generale non mi
piacevano. Io andavo con le donne. E basta. Paolo capì che per farmi piacere gli
uomini dovevo sentirli tali, forti, decisi, autoritari e tutto quello che già
sapete”

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