giovedì 20 dicembre 2012

In treno 2



“Vai pure”.
E io stavo proprio per andare. Mi sono fermata con la bocca a un centimetro dalla cappella. Mi sono rialzata e ho detto: “no, meglio di no”.
Gli ho spiegato che quel ragazzo ci avrebbe potuti vedere ma che il vero motivo era quella donna di cui sembrava tanto invaghito, insomma ero confusa e che prima di iniziare questa pazza avventura volevo essere tranquilla. Tanto presto saremmo arrivati a casa delle mie cugine e gli avrei potuto fare un bocchino in tutta tranquillità.
Francesco mi ha guardata un po' strano. Di fronte alla prospettiva del pompino si era completamente dimenticato dell’altra donna, è fatto così!
Mi ha chiesto di cosa avessi paura. Gli ho spiegato un po' dei miei timori di essere messa da parte per una più grande che gli piacesse tanto. Non era molto convinto di aver capito, infondo tra loro non era successo nulla e non si aspettava certo che una donna adulta puntasse ai ragazzini, ma alla fine ha sospirato e ha detto sorridendo: “ok, aspettiamo stasera e speriamo che ti passino queste strane idee”. Nel frattempo però avevo continuato ad accarezzarglielo con due mani, ed era sempre durissimo. Allora gli ho detto, senza staccare gli occhi dal cazzo: “un bacino posso darglielo anche subito, se ti va”. Mi sono nuovamente chinata e ho cominciato a dargli piccoli baci lungo tutta l'asta fino alle palle. L'odore mi faceva girare la testa. Poi sono risalita piano piano. Aveva la cappella tutta lucida del suo liquido trasparente e gliel'ho ripulita delicatamente con la lingua. Ho sentito il sapore e mi sono eccitata ancora di più. Non so come ho trovato la forza di volontà di staccarmi. Credo che altri dieci secondi e sarebbe venuto.
"E... mi lasci così!? Povero me..." Aveva la voce roca per l'eccitazione. Ma riusciva a mantenere un tono di semi dolcezza.
"Sì”.
Mentre stava rimettendoselo dentro ai jeans è passato il tizio che vende i panini, ho chiesto un gelato divertendomi a leccarlo e succhiarlo in maniera provocante simulando il famoso pompino, con tanto di sospiri, mugolii, occhiate porche e le labbra maliziosamente sporche di panna. Credo di aver causato un’erezione notevole anche al nostro compagno di scompartimento.
"Sto impazzendo!"
Francesco è stato tutto il tempo col cazzo dritto, si vedeva benissimo e non sapeva come fare per nascondersi. Poi il treno ha fatto la fermata prima della nostra.
                                            Marzia

                          ***

Mentre preparavo la cena nuda e senza essermi potuta lavare come mi aveva ordinato, Paolo ebbe tutto il tempo per ragionare sulla vicenda ma non mi disse nulla dei suoi piani per tutta la cena. Solo alla fine mi fece sedere sulla poltrona spalancando le gambe, si mise sotto con gli occhi fissi sulla figa aperta e mi passò il telefono.
"Chiamalo!”
“E che gli dico?”
“Beh ci dovremo pur organizzare...”. Aveva ragione e non avevo molta scelta, chiamai.
“Passamelo!"
"Come?! Ma no..."
"Dai! Ti ho detto passamelo!"
"Boh! Vabbe'!"
 “Ciao Francesco! ... Ah sei già partito...siete??? Quindi anche voi sarete in due...si certo ricordo c’è posto fino a 10 persone, beh speriamo bene, anche io non verrò sola ti passo mio marito ti vuole conoscere”.
Cosa diavolo aveva in mente? Non ne avevo idea stavolta. Avevo la mente confusa e la figa che mi pulsava.
Gli passai il telefono.
"Pronto?"
"Ciao, sono Paolo Mannara, il marito di Giulia."
"Francesco Corvino, piacere."

mercoledì 19 dicembre 2012

In treno



"Ah, bene!" Risposi gelida..
"Ti dispiace?"
"No, figurati. Avrai di che divertirti."
"Ecco, appunto... volevo chiederti..."
"Si?"
"Non so come dirtelo..."
"Dimmi."
"No vabbè forse è meglio di no"
Ecco infranti in un sol colpo tutti i miei sogni romantici. Troppo presa dall’euforia e il casino per organizzare il tutto avevo preso sotto gamba la faccenda della “donna più grande”, che sciocca! Era piuttosto prevedibile che sarebbe stata una minaccia, e quest’altro poi con che faccia tosta me lo chiede? Fatti fare sto pompino ma almeno fingi, non dirmelo...non è così che funzionano i ragazzi in coppia? E’ proprio tipico di Francesco, quando si tratta di donne aziona prima la bocca e poi il cervello...o magari stavolta lo aveva fatto di proposito per studiare la mia reazione? Che mi stesse proponendo quelle cose da coppia aperta? Caro mio, geloso come sei ci andresti a perdere tu...sai quanto ci metto io a restituirti le corna con gli interessi? Tu magari hai trovato la tardona affamata ma per una ragazza è sempre più facile, il rapporto sarà di 1 a 10 ti conviene? Nel dubbio decisi di fare l'indifferente, e stare al gioco.
"Ma ne vale la pena? Chi è sta tizia?"
"Ah, è proprio forte. Si chiama Giulia."
Questo fa sul serio, non ci posso credere!
"Ma almeno è una bella donna?"
"E' proprio bona. Ha due tette enormi, e poi è simpatica"
"Quanti anni ha?"
"Non lo so ma è più grande. Sarà sui 34-35 anni"
"Cosa ci hai fatto?"
Mi raccontò del caffè al bar, non era successo nulla e vista la sua sfacciataggine dovetti credergli ma già non ne potevo più di quella storia, decisi di farlo tacere avvicinandomi e cominciammo a pomiciare.
Francesco si è lasciato coinvolgere mettendo da parte (o forse no) per un pò il pensiero della tardona e mi ha messo le mani dappertutto. E pure io.
Gli ho toccato il cazzo prima da sopra i vestiti fino allo slip. Si sentiva tutto. Ce l'aveva durissimo.
Dovevo dimostrare di essere all’altezza della concorrenza. Nel frattempo mi stavo accorgendo che anche la mia figa stava diventando un lago. Era grosso! Tanto che mi sono staccata dal bacio e gli ho esclamato un “accidenti!" che ha fatto sorridere l’unico viaggiatore del nostro scompartimento.
Francesco ormai era partito e non ha fatto una piega. Ha preso l’elastico dello slip e lo ha tirato giù. E' venuto fuori il suo coso... enorme... bellissimo.
“Puoi carezzarmi così, se per te è più comodo”.
Io non ho detto niente, in altre circostanze non lo avrei mai fatto con uno sconosciuto a pochi metri da noi ma rischiavo di deluderlo e fargli desiderare ancora di più la tardona. L'ho preso in mano e l'ho guardato. Usciva di almeno 3 dita dalla mia mano, ed era abbastanza  largo da non poterlo stringere tutto.
"Dici che ce l'ho abbastanza grosso?"
"E’ proprio enorme! E comunque non è che ne abbia visti tantissimi..." così se ti stavi chiedendo se fosse abbastanza grosso per lei ti ho ricordato che posso fare sempre in tempo per recuperare! Questa idea mi stava arrapando da morire.
Mi sono avvicinata per guardarlo meglio. Intanto lo carezzavo lentamente. Muovevo la pelle su e giù per scoprire la cappella, piano piano. Con l'altra mano gli massaggiavo le palle. Ero eccitatissima, mi sentivo bagnata tra le gambe. Anche lui fremeva. Allora gli ho detto, con la voce più da troia possibile: “è proprio bello, avrei tanta voglia di succhiartelo”...
                            Marzia

domenica 16 dicembre 2012

Veniamo e andiamo



"Credo di stare... per venire..." sospirai.
"No devi resistere. Ti dirò io quando venire...Leccami ancora le labbra" era un ordine.
Il bastardo sa che impormi di trattenere il piacere rischia di provocare l'effetto opposto. Mi concentrai a leccare le sue labbra, cercando disperatamente di dimenticare il grosso cazzo che ritmicamente continuava dentro di me. Ma non era facile.
"Devo venire... non ce la faccio più..."
"Perché vuoi venire?"
Strinsi i denti. Voleva qualche frase porca, di autoumiliazione, ma dire quelle frasi mi eccitava tremendamente e temevo che ciò mi avrebbe fatta esplodere.
"Perché vuoi venire?" insistette.
"Perché... perché sono una lurida troia..."
"E cosa ti rende così troia?"
"Tu... tu... e... il tuo cazzo..."
"Ripetilo."
"Il tuo... cazzo... mi rende... una lurida troia..."
"Bene. Ripetilo ancora dieci volte. Dieci volte. Io le conterò. Quando dirò 'dieci' potrai venire."
Era ormai ora di cena quando riuscimmo a smettere di scopare.
Giulia
***
Che stronza mia madre! Non mi ci manderebbe mai a vivere in Toscana con Francesco, per chissà quanto tempo. Ha paura forse che mi scopi? Al diavolo! E finora l'anno allora? Già immaginavo la sua risposta "Ma che sei matta? Da sola col ragazzo a 18 anni anni! Scordatelo!". E così mi sono dovuta inventare una storia colossale andrò a trovare le mie cugine più grandi ad Arezzo a cercare qualcosa da fare nella vita, col risultato che poi sarò libera di fare la troia con il mio amore. Per fortuna Frà mi ha detto che verrà con noi anche una donna grande, se dovessero chiamare la farò passare per mia cugina.
Non possiamo mica andare avanti a sesso orale! Non che mi dispiaccia prenderglielo in bocca e credo anche di cavarmela ormai. Lui pure, non fa mai problemi a darmi lunghe e generose leccate di figa, che apprezzo tantissimo. Ma sono giorni ormai che non vedo l’ora di provare anche il sesso anale. Glielo ho già detto. E ora che avremo una casa libera, sono decisa a farmi sverginare, finalmente. Tanto più che proprio in questi giorni mi sono venute e non avremo alternative. Finalmente non più solo pompini, anche perchè iniziavo a stancarmi, cavolo ci mette sempre di più a venire! Secondo me con l'altro buco andrà molto meglio, si. La prima volta che provammo non fu una passeggiata. Guardammo insieme un film porno per imparare ma niente! Seguimmo tutto alla lettera, lubrificammo, con la lingua e con il gel ma il buco restava strettissimo, e una volta penetrato era difficile per me resistere più di qualche secondo. Riprovò ad infilarlo più volte, ma poco dopo lo pregavo di uscire. Naturalmente non riuscì a venire (lo finii con la mano come ogni volta che mi stanco di succhiare), ma per me fu un'esperienza estremamente eccitante e, sono certa, anche per lui. "Devo solo abituarmi e... allargarmi un po'. Poi potrai incularmi tutte le volte che vuoi" gli promisi. Ci provammo ancora. Ogni volta la penetrazione era leggermente più facile, e il dolore  più sopportabile, ma non ancora da permettermi di raggiungere l'orgasmo.
Insomma quando Frà tornò a casa da quella mattina col notaio misi in moto il mio cervelletto e chiamai le mie cugine Chiara e Caterina, mi aiutarono a preparare tutto nel dettaglio e in poche ore feci il biglietto del treno per me e Francesco, non aveva senso aspettare. Il primo treno utile partiva alle 22 di quella sera. Avvertii Frà di preparare i bagagli e alle 22.05 il nostro treno partì. Ci avrebbe messo un paio d’ore e per quella prima sera avremmo dormito davvero dalle mie cugine prima di andare a cercare questo famoso casale, così se fosse stata tutta una bufala non ci avremmo perso nulla.
Viaggiare di notte è terribilmente eccitante, ne approfittammo per parlare di quella storia visto che non avevamo avuto il tempo e io non sapevo praticamente nulla, avevo accettato e basta solo sulla scia delle mie tempeste ormonali
"Proprio di questo volevo parlarti, amore. Questa donna che verrà a vivere con noi nel casale, è bellissima!”...
 Marzia

sabato 15 dicembre 2012

Questo è Paolo



“...mi hai fatta eccitare, ti sei fatto succhiare e leccare in tutti i modi... ti sei divertito con me come hai voluto... ti chiedo solo di scoparmi... di farmi totalmente tua... ti prego... ti imploro..."
Lui esitò. Poi sussurrò "D'accordo."
Mi stesi sulla schiena e spalancai le cosce. La fica colava umori visibilmente. Appena lui accennò ad andarmi sopra, gli afferrai il cazzo con la mano, quasi per paura che cambiasse idea, e lo tirai verso di sé, con decisione.
Malgrado il mio stato di eccitazione, la penetrazione non fu del tutto indolore. Il cazzo di Paolo è molto grosso, da farmi sentire piena fino all'eccesso
Paolo cominciò lentamente a far andare il bacino, facendo così scivolare il cazzo lungo le pareti vaginali. Ad ogni entrata lentamente cedevano e il piacere si faceva più intenso. Cominciavo a perdere il controllo.
I miei occhi esprimevano goduria e gratitudine, e lui se ne compiaceva, continuando piano a scoparmi.
"Mi stai scopando... tutta..." sospirai. Intanto il calore che sentivo preannunciava l'orgasmo.
"Oh, ti prego... continua... non ti fermare... mi fai morire..."
Paolo affrettò all'improvviso il ritmo e l'intensità dei colpi. E arrivò per me un orgasmo totale. Ci baciammo teneramente, lingua contro lingua.
"Non puoi farmi godere sempre così...Questi orgasmi sono troppo intensi... danno dipendenza..."
Lui sorrise, ma non parlò.
"Devi continuare a scoparmi e a farmi godere... Non posso farne a meno..." quando mi resi conto di avere quel grosso cazzo duro ancora piantato fino in fondo nel mio corpo e che Paolo non era ancora venuto gli montai sopra.
Provai allora ad estrarre il grosso glande viola, stringendo l'asta, portandolo sullo spazio tra il clitoride e l'entrata della vagina. Presi ad accarezzarmi così. Giocai ancora per qualche secondo, ma alla fine cedetti alla tentazione e lo puntai contro la vagina, calandomi lentamente. Quel grosso cazzo mi penetrava aprendomi prepotentemente nell’intimità. Una sensazione a cui non sapevo rinunciare. Con lentezza mi impalai tutta fino alle palle, gustando in particolare gli ultimi centimetri in basso, dove il suo cazzo era ancora più largo. Mi fermai un attimo, ad apprezzare la sensazione di quell'arnese caldo piantato fino ai peli nel mio ventre.

"Ora mi vieni sopra e mi fai un bel bocchino con la fica" finalmente disse quando si decise a parlare, dopo che lei mi ero ripresa dall’ orgasmo precedente. Trovavo estremamente eccitante quell'immagine del "bocchino con la fica", perchè solo con la fica ero capace di prendere quel cazzo fino in fondo.
Quello che comunque mi stuzzicava di più, in quel momento, era il fatto di assumere finalmente nel gioco una posizione di iniziativa. Ero,"sopra", padrona della situazione, e assolutamente determinata a fare impazzire di piacere il mio uomo. Presi a muovermi lentamente con un movimento rotatorio. Paolo sospirò e chiuse gli occhi, arrendendosi.
Volendo, avrei potuto raggiungere il secondo orgasmo in pochi secondi. Pochissimi secondi... Volendo... Stavo per lasciarmi andare. Gli occhi di Paolo erano chiusi, il respiro affannato. Per un attimo pensai di accelerare il ritmo, per portarlo rapidamente all'orgasmo. Ma così rischiavo di venire prima io ancora una volta. Allora rallentai, ero in trappola.
"Vieni qui, leccami le labbra..." mi ordinò dolcemente, facendomi chinare in avanti, in modo che il mio seno a contatto con il petto di Paolo. In quella posizione il movimento era più difficile, e ebbi un attimo di sollievo. Ma ubbidire all'ordine mi aveva riportata al ruolo di gheiscia sottomessa, con tutta l’eccitazione che questo mi dava. Ed era così piacevole passare servizievolmente la lingua sulle  sue labbra virili. Come se ciò non bastasse, Paolo, mi aveva afferrata saldamente per le natiche, e aveva cominciato ad impormi il ritmo di su e giù che voleva lui a cui aggiungeva le spinte con il suo bacino. I colpi ritmici e decisi di quel cazzo nel mio corpo erano il paradiso.
Cercai di sottrarmi. Ma Paolo riuscì ad impadronirsi con le labbra di un capezzolo, prendendo a torturarlo con la lingua. Tutto contribuiva a farmi perdere il controllo...