martedì 11 dicembre 2012

Si vede tutto



"Posso usarti come voglio. Sei totalmente a mia disposizione."
Tacqui. Chi tace acconsente. Ma a Paolo non bastava. "Dimmelo tu."
"Puoi usarmi come vuoi. Sono totalmente a tua disposizione."
"Dillo ancora."
Ripetei. Con gli occhi oscurati dalla benda, sentivo quelle parole da me stessa pronunciate rimbombarmi dentro la testa, per poi spandersi nel resto del corpo, quasi completamente nudo.
Mi sembrava quasi di avvertire, nel buio, lo sguardo arrapato di Paolo che esplorava avidamente il mio corpo, centimetro per centimetro, nonostante lo conoscesse ormai benissimo, in ogni singolo dettaglio.
Dopo qualche lungo secondo parlò. La voce era bassa, roca dall'eccitazione.
"Forse non ti rendi nemmeno conto del... potere... che emani... La tua bellezza... la voglia con cui ti sottometti... la tua immagine di donna bendata, legata, indifesa... sto combattendo l'impulso di inginocchiarmi ai tuoi piedi e adorarti come una dea...e a quanto pare non sono stato l’unico ad accorgermene...ti è piaciuto andare in giro conciata in quel modo per eccitare i poveri ragazzi eh?"
Non risposi. Non era il momento di fare commenti su quel ragazzo, e nemmeno avevo tutta questa voglia di seguirlo in quel discorso strano. Ma percepii un'eccitazione e un coinvolgimento che non sentivo da tempo, e questo mi piacque.
Una mano forte mi prese per la nuca e mi tirò piano in avanti. Mi ritrovai con la bocca a contatto con la bocca di Paolo. Istintivamente la mia lingua si mosse.
"Ferma. Limitati a offrirmi le labbra."
Subito sentii la lingua di Paolo cominciare a scivolare sulle mie labbra, seguendone il contorno, quasi come se stesse leccando le labbra della mia figa. Bendata quel contatto era molto più eccitante. Le labbra più sotto, iniziavano abbondantemente ad inumidirsi.
Paolo passò alle mie spalle. Le sue mani si posarono sui miei seni, tastandone l’erezione dei capezzoli. La sua bocca intanto era passata sul collo, con baci, slinguate e piccoli morsi. Sapevo che avrei potuto stabilire i tempi in cui avrei potuto sfogare la mia voglia e da sempre era la sofferenza che più amavo con Paolo. Ed era proprio quello che amava anche lui.
Con tutta la calma del mondo, tornato di fronte a me, si dedicò ai capezzoli sensibilissimi, passando con la bocca dall'uno all'altro, leccando, succhiando, mordicchiando, e dedicandosi con la punta delle dita all’altro.
Finalmente le sue mani afferrarono l'orlo del minuscolo perizoma, per farlo lentamente scendere lungo i fianchi e poi lungo le gambe, ricoperte dalle autoreggenti, che ora rimanevano l'unico indumento che indossavo.
Lo sentii fare un passo indietro, per guardarmi meglio. La voce era ancora più bassa e roca.
"Il tuo culo...di sicuro quel ragazzino ci starà ancora pensando...quasi quasi lo chiamo per chiederglielo..."
Non lo fece, ma l’idea che avrebbe potuto mi eccitò come non mai e se ne accorse, si inginocchiò dietro di me. Per molti secondi non successe nulla, e io immaginai i suoi occhi, o forse quelli di Francesco o forse di entrambi che indugiavano sul mio culo. Poi le sue mani ferme mi divaricarono le natiche, per potermi guardare nella più segreta intimità. Sentii i suoi denti duri e umidi graffiare la pelle morbida e soda, prima di una chiappa poi dell'altra.
Restando in ginocchio, mi afferrò con le mani per farmi esporre il più possibile.
Senza preavviso, la punta della lingua di Paolo posò un rapido contatto nella zona del clitoride, strappandomi un gemito. Poi si alzò. "Vieni!" ordinò secco, e con una certa brutalità mi prese per un braccio. Le manette mi bloccarono i polsi dietro la schiena. "Inginocchiati"  spingendomi verso il basso. Ubbidii. Con sorpresa trovai, con le ginocchia, un cuscino. Sorrisi. Era questo che lo rendeva speciale anche quando stava per fare il cattivo.
Mi fece piegare in avanti, fino a poggiare la testa sul letto. Mi fece divaricare le ginocchia, e spinse con una mano sulla schiena, per farmi inarcare la schiena. Ora il mio culo era aperto ed offerto. Alla sua volontà. "Ferma così!" Ordinò...
Giulia

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