domenica 9 dicembre 2012

Gocce di passione



Era la voce di Francesco che mi riportò alla realtà, non è da me andare via senza salutare e aveva ragione era il caso di scambiare due parole. “Bel casino! Sembra che faremo un bel viaggio insieme in Toscana” non trovando nulla di più concreto da dire....Paolo dove sei? Non si può lasciare una donna da sola a sbrigare una cosa del genere...con un ragazzino, pensavo.
Mi sorrise per fortuna. Aveva un sorriso splendido.
Rispose scherzando "Con te verrei ovunque". 
Avevo il cuore in tumulto anche solo per quella frase detta per scherzo. Era davvero audace pensai per la sua età. E poi il suo viso, visto meglio mi piaceva. Mi resi conto a quel punto di non essere proprio vestita con elegante sobrietà, nel mio stile  tipico da donna che cerca di camuffare le troppo generose forme e mi ricordai che faceva ancora parte del gioco iniziato la sera prima con Paolo. Più da troia, meno da donna, aveva ripetuto lui.
Fuori diluviava.
"Dovrai darmi un passaggio con il tuo ombrello" mi disse, "ho lasciato il mio a casa...". Lo sapevo, lo avevo notato ma che potesse essere una scusa per rimorchiare proprio non lo avevo considerato oppure ero io che stavo esagerando? E’ fidanzato pensai, forse vuole davvero solo un passaggio e me lo ha chiesto con la spontaneità dei suoi anni.
Così mi ritrovai sottobraccio a quel ragazzo che per niente conoscevo e che sarebbe stato il mio nuovo coinquilino per chissà quanto tempo, stretti stretti per ripararci dall'acquazzone sotto quel mio ombrellino portatile per una sola persona, ad evitare con allegra complicità pozzanghere e auto in fila al semaforo, diretti verso il bar della piazza. Avevo il profumo dei suoi capelli neri nel naso, ed il contatto con il suo corpo mi dava strani brividi. Era questo l’effetto che intendevi avere Paolo quando hai deciso di farmi vestire più da troia e meno da donna ad un appuntamento dal notaio?
Una scarica di pioggia intensissima ci tenne a lungo confinati dentro il bar, permettendoci di fare quattro chiacchiere e rompere ancora meglio il ghiaccio. Scoprii così che aveva 19 anni, 11 meno di me, feci in tempo a contare. Era indietro con gli esami, perché era pigro come pochi e spesso ai libri preferiva il divano..o il letto...o qualunque posto comodo per riposare, o se proprio proprio una partita di calcetto a cui non avrebbe rinunciato nemmeno con quel temporale ma intendeva comunque portare a termine gli studi. Parlammo soprattutto di lui, come sempre mi accade per paura di finire a parlare di Paolo se fosse venuto il mio turno. Era amichevole e cordiale, senza la minima traccia di volgarità che spesso rende antipatici i suoi coetanei. Chiunque ci vedeva poteva tranquillamente pensare che eravamo zia e nipote in grande confidenza, e non mi sfuggirono le occhiate di invidia rivolte a Francesco di tanto in tanto da parte di altri ragazzi, tutta colpa di quel dannato gioco a cui non potevo nè volevo sottrarmi.
Quando la pioggia accennò a calmarsi, mi pregò di accompagnarlo alla fermata dell’autobus col mio ombrello, fornendomi così l'occasione di godere ancora del contatto col suo corpo, del profumo dei suoi capelli neri umidi di pioggia. Se ne stava andando così e non ci eravamo organizzati per quella assurda cosa che ci aspettava, io non volevo lasciargli il numero senza aver prima parlato con Paolo....maledetto Paolo, non ci sei mai quando servi! Per fortuna ci pensò lui, tanto non mi avrebbe mai chiamata, sempre a corto di credito come era.
Tornata a casa trovai Paolo al computer come al solito, stava scrivendo diceva lui, cosa scriva io non lo so e tante volte ho pensato che in realtà faccia ben altro. Mi sorrise compiaciuto del vedermi ancora così conciata a dispetto della mia faccia stravolta per quella mattina surreale.
Quando alla fine riuscii a raccontargli tutto nei dettagli, compreso il caffè preso con quel ragazzino che sembrava apprezzare me e io lui, i suoi occhi si illuminarano. Era estasiato, euforico ed anche visibilmente eccitato. Mentre io cercavo aiuto per venire a capo di quella assurda vicenda che in ogni caso avrebbe previsto anche lui, era troppo su di giri per pensarci e solo allora mi resi conto che il suo gioco aveva uno scopo che non avevo previsto...mandarmi in giro vestita da troia per attizzare gli animi degli uomini con cui avrei avuto a che fare serviva non solo in un certo modo ad umiliarmi, ma soprattutto a farmi tornare a casa per ristabilire il posesso. Più da troia meno da donna aveva detto, e ora ripeteva “la MIA troia e la MIA donna”. Riuscii a distogliere il pensiero per un pò da tutta la vicenda e mi lasciai coinvolgere nel suo gioco...
Giulia

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