Come prevedevo, Paolo se la prese
comoda, lasciandomi ad aspettare in quella posizione. Restando immobile e in
silenzio, seguivo i suoi movimenti in base ai rumori. Lo sentii andare in
bagno, pisciare, e lavarsi accuratamente. Tante volte negli anni avevo
assaggiato il sapore della sua urina; non mi dava fastidio, ma evidentemente
quel pomeriggio non erano previsti giochi di quel genere. Voleva che il cazzo
avesse solo il proprio sapore, senza aggiunte. Un sapore che conoscevo bene, e
adoravo.
Con passi lenti tornò nella stanza. Fruscii di stoffa mi lasciavano capire
che si stava liberando dei vestiti. Pensai che quel pomeriggio, purtroppo, non
sarei stata io a spogliarlo, come invece amavo fare. Mi piaceva molto scoprire
gradualmente la pelle del corpo del mio uomo. Aspirarne il profumo virile. Mi
piaceva poi, soprattutto, il momento in cui mi inginocchiavo davanti a lui, a
combattere con cinture e bottoni, e poi abbassare l'elastico dei boxer per
vedere svettare prontamente la prepotente erezione di quel cazzo che tanto
piacere mi dava. E quindi, immediatamente, riempirmene la bocca. A meno che
lui, come pure a volte succedeva, non volesse negarmi quel contatto, e farmi
sudare per ottenerlo.
Ormai doveva essere nudo. Mi chiesi cosa avesse in mente stavolta per
torturarmi quel culo che tanto aveva apprezzato. Aveva provato un po' di tutto:
oggetti di ogni tipo. Ma la cosa che preferivo restavano le pesanti sculacciate
a mani nude. Probabilmente anche lui visto che scelse per quelle.
Inarcai ulteriormente la schiena per offrirmi meglio, come mi aveva
insegnato a fare. E strinsi i denti.
"Grazie. Ti prego, dammene ancora. Anche più forte, se vuoi"
Questa frase la ripetevo spesso nonostante avessi le chiappe ormai di un rosso acceso. Come ogni volta, Paolo aveva cominciato dolcemente, con qualche affettuoso buffetto. Poi, pian piano l'intensità era cresciuta, fino a raggiungere una notevole violenza. Quella frase che lui mi aveva insegnato, serviva a mostrare la mia eccitazione per quello strano piacere che provavo a subire il suo gioco.
Poi Paolo si fermò, ansimante. Bendata, non potevo vederlo, ma mi piaceva immaginarlo con il cazzo duro, che ondeggiava mentre mi colpiva. Era fondamentale per me che a lui piacesse trattarmi così, che lo eccitasse quel suo gusto sadico e cattivo. Il bruciore aumentò sperando con tutto il cuore che lui ne fosse soddisfatto.
Le mani di Paolo sfiorarono le mie natiche, ora sensibilissime. Due dita tentarono la vagina in superficie, ritirandosi subito.
"Sei bagnata come una cagna in calore. Senti qui!"
Portò le dita alle mie labbra, obbediente le presi in bocca, leccandole e succhiandole, sentendo così il sapore dei miei stessi succhi.
"Ti eccita parecchio farti prendere a sculacciate..."
Invece di rispondere continuai a leccargli le dita, provando un brivido perverso nel ripensare alla mia posizione e al mio comportamento da vera cagna ai piedi del proprio padrone.
"Ora alzati in piedi"
Ubbidii, tutto questo mi piaceva, da morire.
Paolo mi abbracciò e mi concesse un bacio in bocca in cui misi tutto il calore e l'adorazione di cui ero capace. "Grazie..." gli sussurravo tra un bacio e l'altro. "Grazie... grazie... grazie..."
"Esprimi un desiderio"
"Voglio succhiarti il cazzo... non ce la faccio più..."
"Vediamo cosa si può fare. Inginocchiati."
Mi misi subito nella posizione che avevo imparato. In ginocchio, bocca spalancata e lingua di fuori. Sapeva già che lui si sarebbe fatto leccare a lungo le palle e il buco del culo. Poi mi avrebbe finalmente donato un contatto con l'adorato cazzo, strofinandomelo sul viso, sul collo, sulla fronte sopra la benda. Mi avrebbe probabilmente schiaffeggiata con la sua mazza dura, sbattendomela sulle guance, sulle labbra e sulla lingua offerta. Poi si sarebbe fatto leccare l'asta e la cappella, e solo allora, finalmente, mi avrebbe scopata la bocca, tenendomi per la nuca e sbattendomi la testa verso il cazzo...
Giulia


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