sabato 15 dicembre 2012

Questo è Paolo



“...mi hai fatta eccitare, ti sei fatto succhiare e leccare in tutti i modi... ti sei divertito con me come hai voluto... ti chiedo solo di scoparmi... di farmi totalmente tua... ti prego... ti imploro..."
Lui esitò. Poi sussurrò "D'accordo."
Mi stesi sulla schiena e spalancai le cosce. La fica colava umori visibilmente. Appena lui accennò ad andarmi sopra, gli afferrai il cazzo con la mano, quasi per paura che cambiasse idea, e lo tirai verso di sé, con decisione.
Malgrado il mio stato di eccitazione, la penetrazione non fu del tutto indolore. Il cazzo di Paolo è molto grosso, da farmi sentire piena fino all'eccesso
Paolo cominciò lentamente a far andare il bacino, facendo così scivolare il cazzo lungo le pareti vaginali. Ad ogni entrata lentamente cedevano e il piacere si faceva più intenso. Cominciavo a perdere il controllo.
I miei occhi esprimevano goduria e gratitudine, e lui se ne compiaceva, continuando piano a scoparmi.
"Mi stai scopando... tutta..." sospirai. Intanto il calore che sentivo preannunciava l'orgasmo.
"Oh, ti prego... continua... non ti fermare... mi fai morire..."
Paolo affrettò all'improvviso il ritmo e l'intensità dei colpi. E arrivò per me un orgasmo totale. Ci baciammo teneramente, lingua contro lingua.
"Non puoi farmi godere sempre così...Questi orgasmi sono troppo intensi... danno dipendenza..."
Lui sorrise, ma non parlò.
"Devi continuare a scoparmi e a farmi godere... Non posso farne a meno..." quando mi resi conto di avere quel grosso cazzo duro ancora piantato fino in fondo nel mio corpo e che Paolo non era ancora venuto gli montai sopra.
Provai allora ad estrarre il grosso glande viola, stringendo l'asta, portandolo sullo spazio tra il clitoride e l'entrata della vagina. Presi ad accarezzarmi così. Giocai ancora per qualche secondo, ma alla fine cedetti alla tentazione e lo puntai contro la vagina, calandomi lentamente. Quel grosso cazzo mi penetrava aprendomi prepotentemente nell’intimità. Una sensazione a cui non sapevo rinunciare. Con lentezza mi impalai tutta fino alle palle, gustando in particolare gli ultimi centimetri in basso, dove il suo cazzo era ancora più largo. Mi fermai un attimo, ad apprezzare la sensazione di quell'arnese caldo piantato fino ai peli nel mio ventre.

"Ora mi vieni sopra e mi fai un bel bocchino con la fica" finalmente disse quando si decise a parlare, dopo che lei mi ero ripresa dall’ orgasmo precedente. Trovavo estremamente eccitante quell'immagine del "bocchino con la fica", perchè solo con la fica ero capace di prendere quel cazzo fino in fondo.
Quello che comunque mi stuzzicava di più, in quel momento, era il fatto di assumere finalmente nel gioco una posizione di iniziativa. Ero,"sopra", padrona della situazione, e assolutamente determinata a fare impazzire di piacere il mio uomo. Presi a muovermi lentamente con un movimento rotatorio. Paolo sospirò e chiuse gli occhi, arrendendosi.
Volendo, avrei potuto raggiungere il secondo orgasmo in pochi secondi. Pochissimi secondi... Volendo... Stavo per lasciarmi andare. Gli occhi di Paolo erano chiusi, il respiro affannato. Per un attimo pensai di accelerare il ritmo, per portarlo rapidamente all'orgasmo. Ma così rischiavo di venire prima io ancora una volta. Allora rallentai, ero in trappola.
"Vieni qui, leccami le labbra..." mi ordinò dolcemente, facendomi chinare in avanti, in modo che il mio seno a contatto con il petto di Paolo. In quella posizione il movimento era più difficile, e ebbi un attimo di sollievo. Ma ubbidire all'ordine mi aveva riportata al ruolo di gheiscia sottomessa, con tutta l’eccitazione che questo mi dava. Ed era così piacevole passare servizievolmente la lingua sulle  sue labbra virili. Come se ciò non bastasse, Paolo, mi aveva afferrata saldamente per le natiche, e aveva cominciato ad impormi il ritmo di su e giù che voleva lui a cui aggiungeva le spinte con il suo bacino. I colpi ritmici e decisi di quel cazzo nel mio corpo erano il paradiso.
Cercai di sottrarmi. Ma Paolo riuscì ad impadronirsi con le labbra di un capezzolo, prendendo a torturarlo con la lingua. Tutto contribuiva a farmi perdere il controllo...

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